Quando lascia questa terra straniera in cui è venuto per essere sottoposto a delle prove, l’uomo oltrepassa la porta d’ingresso in un mondo eterno. Esso, però, di porte ne ha due. Una si apre sulla delusione, sul dolore; l’altra, sulla felicità. Da quale di esse l’uomo passerà, sarà chiaro solo al suo ultimo respiro che, per dirla in breve, riassume in sé l’essenza di tutta la vita. Per questo motivo ogni istante della nostra esistenza terrena deve essere vissuto in modo bello, una bellezza che raggiungerà la sua completezza nell’emozione e l’incertezza dell’ultimo respiro, affinché ci consenta di uscire dalla porta della felicità, spiccando il volo sul mondo dell’eterno. In questo mondo passeggero dobbiamo, perciò, vigilare sulla nostra vita, concentrando l’attenzione, la sensibilità e la consa- pevolezza sul nostro ultimo respiro.

Questo, infatti, costituisce il primo segno evidente del nostro futuro stato nell’aldilà. Per lasciare definitivamente questo mondo effimero da buoni servitori di Allâh, bisogna sapere che i nostri respiri sono contati e preparare quindi quello finale. Per la felicità della nostra vita futura è assolutamente necessaria perciò una vita terrena bella, serena, ricca di benedizioni spirituali e opere pie, sulle orme della Retta Via. La vita è come un bicchiere, che si riempie a goccia a goccia. La limpidezza dell’acqua dipende dalle singole gocce; quella finale, che lo fa traboccare, è come l’ultimo respiro. Il Profeta (salla llāhu ‘alayhi wa-sallam) ha detto: «La persona muore nello stato in cui ha vissuto e risusciterà in quello in cui è morta».

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